Identificazione di marcatori molecolari per la DBA come strumento per approcci terapeutici

Fondi richiesti: 70.000 €

Durata Progetto: 2 anni

L’alterazione ematologica che si osserva nell’anemia di Diamond-Blackfan è dovuta al difetto di uno dei componenti ribosomiali. Tuttavia, il meccanismo molecolare che collega il malfunzionamento del ribosoma (stress ribosomale) con un’ematopoiesi difettosa non è stato ancora chiarito. L’ipotesi corrente è che lo stress ribosomiale, attraverso l’attivazione di vie p53-dipendenti e indipendenti, blocchi la proliferazione cellulare e provochi anomalie dello sviluppo.

Nel nostro laboratorio, da tempo studiamo l’effetto dello stress ribosomale in diversi modelli sperimentali. Tra questi, ci sono diverse linee cellulari standard dove, mediante uno specifico RNA interferente, si può indurre carenza di una proteina ribosomiale. In tali sistemi abbiamo osservato alterazioni funzionali in alcune proteine che regolano diversi aspetti del metabolismo cellulare.

Ipotesi e obiettivi

Tra le proteine alterate dallo stress ribosomiale sono state identificate: 1) il soppressore tumorale p53, 2) la chinasi attivata dallo stress AMPK, 3) la chinasi di segnalazione AKT, 4) il fattore di traduzione eEF2. Si può ipotizzare che il livello e/o la fosforilazione di almeno alcune di queste molecole sia alterata in cellule derivate da pazienti DBA. Il nostro obiettivo è quello di verificare tale ipotesi utilizzando materiali biologici forniti dal gruppo di ricerca diretto dalla Prof.ssa Dianzani.

Materiali, pazienti, metodi

Una serie di linee cellulari linfoblastoidi, ottenute mediante immortalizzazione con il virus Epstein-Barr (EBV) di linfociti derivanti da sangue periferico di pazienti DBA e altri donatori di controllo, sono già disponibili. Pianifichiamo di aumentare il numero di queste linee cellulari in modo che i risultati ottenuti siano statisticamente più significativi. Il livello e l’attivazione delle proteine candidate sarà analizzato mediante analisi Western Blot. Useremo specifici anticorpi per valutare sia il livello delle proteine totali che la loro fosforilazione nei siti regolatori.

Risultati attesi e spin-off

Verifercheremo se uno o più dei potenziali marcatori (indicati sopra) è alterato in cellule provenienti da pazienti DBA. Ciò consentirà il loro uso come strumento per valutare lo stato cellulare in seguito a possibili trattamenti terapeutici. Infatti, potremo valutare il successo dei trattamenti in base al recupero dei livelli di controllo dei marcatori. Il controllo dei marcatori attraverso Western Blot sarà utilizzato nella fase iniziale dello studio di potenziali trattamenti terapeutici. Altri approcci sperimentali più fisiologici saranno poi utilizzati, come ad esempio il differenziamento in vitro di precursori eritroidi.

Una prima possibilità di applicazione dei risultati di questo progetto sarà la valutazione di strategie di terapia genica che è già in corso in collaborazione con il gruppo di ricerca della prof.ssa Dianzani.

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